Il cavallo di Troia della Svizzera: un “no” per salvare la democrazia

trojanisches pferd

La Svizzera è considerata il rifugio delle basi della democrazia. I “cittadini votanti” nella terra tra il Monte Bianco e il Lago di Costanza possono votare su questioni importanti che in altri paesi sono decise da parlamenti o legislature. Eppure, anche in Svizzera, non tutto va bene, come dimostra il prossimo referendum sulla legge Covid del 28 novembre. La sfida per tutti i democratici: sebbene sostengano il mantenimento o il recupero dei diritti democratici fondamentali, e quindi una cultura sociale costruttiva, il 28 novembre devono essere preparati a svolgere il ruolo apparentemente distruttivo “spoilsport”. Il motivo: proprio come, secondo la leggenda, fecero una volta i Danai davanti alla città di Troia, l’establishment politico di Berna ha presentato al popolo svizzero “un cavallo di Troia” che dovrebbe indurli a votare “sì” all’emendamento del Corona Acta.

Pertanto, il 12 novembre si svolgerà a Berna una grande manifestazione alla quale è atteso, tra gli altri ospiti, il Presidente di Children’s Health Defense, Robert F. Kennedy, Jr. L’obiettivo della manifestazione, organizzata dall’agricoltore e attivista Urs Hans, è sensibilizzare la popolazione svizzera sul tentativo di inganno e sulle terribili conseguenze per la democrazia che ne deriverebbero inevitabilmente.

Come se fosse una questione di benessere sociale. “Programmi di disagio, assicurazione contro la disoccupazione, assistenza all’infanzia, aiuto agli operatori culturali”. Si tratta, infatti, di maggiori poteri per il governo centrale e dell’introduzione di un’infrastruttura per la sorveglianza, di cui il pass Covid sarà solo il preludio.

Dopo il referendum perso sulla legge Covid 19 con un margine di 40:60 a giugno, i promotori sono riusciti a raccogliere le firme necessarie per un nuovo referendum in breve tempo, costringendo così il governo a indire un altro referendum. Tuttavia, l’élite politica bernese ha mantenuto il controllo sulla formulazione della questione posta in votazione.

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Quindi, il vero nucleo dell’emendamento, lo spostamento di ulteriori poteri a livello statale centrale e lontano dai cittadini nei cantoni da un lato, e la creazione di un certificato digitale Covid come prerequisito per l’accesso a molte parti della vita sociale dall’altro, non è stato formulato in modo riconoscibile sulla scheda elettorale. Similmente ai greci con il cavallo di Troia nell’Iliade di Omero, i burattinai politici a Berna hanno confezionato le parti antidemocratiche e pericolose della legge in un dono apparente di presunti benefici sociali menzionati nell’interrogazione per il referendum. Come se in gioco fosse altro. La domanda recita:

“Volete approvare l’emendamento del 19 marzo 2021 alla legge federale sulle basi legali per le ordinanze del Consiglio federale per affrontare l’epidemia di Covid 19 (casi di disagio, assicurazione contro la disoccupazione, assistenza familiare integrativa all’infanzia, professionisti della cultura, eventi)?”

Redazione della scheda elettorale per il referendum del 28 novembre 2021 nella Confederazione Svizzera

Oltre a Robert F. Kennedy, Jr. e al presidente del CHD Mary Holland, venerdì a Berna tra gli altri relatori figurano Catherine Austin Fitts, Dr. Sucharit Bhakdi, Dr. Wolfgang Wodarg, Dr. Thomas Binder, Whistleblower Dr. Astrid Stuckelberger e il presidente europeo di CHD, Senta Depuydt. La manifestazione prenderà il via venerdì 12 novembre alle 13.30 in Piazza Rosalia-Wenger a Berna.

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