Green Pass in Europa. Un tentativo di controllo sui cittadini e sugli Stati membri #FreedomNeedsNoPass#HealthNeedsNoPass

Ciao, sono Senta Depuydt, rappresento CHD Europe e vorrei condividere con voi alcuni spunti su ciò che sta accadendo nell’UE in questo momento. La nostra organizzazione sta attualmente chiamando il Parlamento europeo così come i funzionari nazionali eletti a rifiutare la proposta del Certificato Digitale Verde. Questo pass verrebbe richiesto per attraversare le frontiere tra gli stati membri e i cittadini dovrebbero mostrare la prova della vaccinazione, un recente test PCR negativo o una prova di guarigione dal Covid-19.  Quindi al momento è l’equivalente di un “passaporto per le infezioni”.  Questo pass offrirebbe il vantaggio di essere uno strumento “interoperabile” tra gli stati membri ed è così che l’UE sta cercando di giustificare la sua introduzione e il fatto che sta interferendo con la regolamentazione sanitaria di competenza nazionale.

La realtà è che l’Unione Europea sta effettivamente sostenendo l’idea di ripristinare i controlli alle frontiere invece di condannarli e questo è semplicemente incredibile.  È una chiara violazione dei principi fondamentali del trattato europeo il cui scopo è quello di garantire la libera circolazione delle persone e delle merci all’interno delle sue frontiere.

L’UE afferma che si tratta di una misura richiesta da alcuni paesi del sud dell’Europa che vivono di turismo, come la Grecia o la Spagna, per riaprire la loro economia, inoltre che il lasciapassare rispetterebbe le scelte individuali, dato che attualmente sta offrendo altre opzioni oltre ai vaccini.

Prima di tutto chiariamo che lo strumento in sé non ha alcuna utilità e non sarebbe efficiente, cosa di cui l’UE è effettivamente ben consapevole. Questo perché da un lato non si può dire che i vaccini blocchino la trasmissione del virus, ma solo che ne riducano la gravità. Ciò è stato dichiarato dall’EMA quando gli attuali vaccini sono stati lanciati nell’UE ed è stato nuovamente confermato dal ministero della salute in Francia in una recente decisione riguardante gli anziani che erano completamente vaccinati, i quali avevano chiesto di essere esentati dalla quarantena e dall’indossare la mascherina, ma il governo non l’ha permesso affermando che potrebbero essere ancora contagiosi dopo il vaccino.

Quindi perché la vaccinazione dovrebbe essere usata come un modo per escludere o valutare il rischio di contagio di un individuo?

D’altra parte sappiamo anche che i test PCR producono un numero molto alto di casi falsi positivi.  Questo porta a bloccare continuamente l’attività socioeconomica di persone che non rappresentano alcun pericolo.  Ciò significa che si sprecano soldi per fare tutti quei test PCR e per imporre un’inutile quarantena a un gran numero di persone.

Dunque la maggior parte dei governi è consapevole del fatto che né i vaccini né i test PCR funzionano per bloccare davvero la trasmissione del virus. Inoltre non sono necessari per riaprire le frontiere e far ripartire l’economia, come dimostrano paesi come Florida, Texas, Svezia e Olanda. Questi stati hanno infatti avuto risultati migliori di quelli che hanno preso restrizioni draconiane come la Francia o l’Italia per esempio.

Dobbiamo pertanto chiedere qual è il vero intento di questa proposta che sarà adottata dall’UE senza un adeguato dibattito, senza una seria analisi dei costi o una valutazione dei rischi e dei benefici?

Beh, sembra certamente che questo faccia parte di un tentativo generale di spingere verso il cosiddetto grande reset promosso dal WEF o “banda” di Davos, che rappresenta l’interesse delle persone e delle imprese più ricche del pianeta. Dovete sapere che c’è stato un accordo nel 2019 tra il WEF e l’ONU per collaborare su un’agenda comune di “reset”. Questo significa che le nazioni potrebbero favorire questi interessi privati rispetto a quelli della propria popolazione. E questo è costantemente dimostrato dalle dichiarazioni a pappagallo dei nostri presidenti e leader.  “Siamo in guerra”, “Ci siamo dentro tutti insieme”, “appiattire la curva”, “la nuova normalità”, “non abbiamo scelta”, “fino a quando tutti saranno vaccinati”, “costruire di nuovo in meglio”, “l’accordo verde” ecc.

Attraverso questa “risposta pandemica” dell’UE e l’introduzione di questo Certificato Verde Digitale possiamo notare che l’UE sta cercando di prendere il controllo non solo sui cittadini europei ma anche sugli stati membri. L’11 novembre la Commissione ha proposto l’idea di muoversi verso un’Unione Europea della Salute.  C’è una pressione per affermare che la risposta alla pandemia è stata un fallimento a causa del “nazionalismo” e che c’è bisogno di un coordinamento centrale. La salute è normalmente una competenza nazionale. Ma l’UE vuole centralizzare i dati sanitari, i sistemi di sorveglianza, le misure raccomandate come i vaccini o le mascherine per esempio e vuole che questo sia vincolante per tutti gli stati membri. Suggerisce anche di avere un potere esecutivo specifico per queste questioni.  Quindi possiamo pensare a una sorta di “polizia sanitaria” specifica. E l’UE sta progettando di creare una nuova agenzia europea specifica chiamata HERA Health Emergency Response Agency per guidare il tutto.

Inoltre questo va di pari passo, o è piuttosto guidato, da un’agenda di controllo finanziario organizzata con la complicità delle banche centrali che sono ansiose di promuovere la moneta digitale come “una risposta alla pandemia”.

Dobbiamo assolutamente chiedere garanzie sull’uso futuro di questo pass verde e sul reale intento che c’è dietro. In questo momento è già inaccettabile per l’apartheid che sta creando nella società e ne abbiamo molte testimonianze da Israele dove è stato introdotto un pass per le vaccinazioni.  Ma potrebbe diventare anche peggio di così. È probabile che in futuro possa essere usato per immagazzinare anche dati bancari e qualsiasi altro tipo di informazione personale. Sappiamo che questo è già sperimentato da ID 2020 in Africa e in India, dove le persone hanno una sorta di portafoglio digitale con tutti i tipi di informazioni sanitarie, ma anche di identità e dati bancari. In Cina questo sta anche includendo un sistema di credito sociale dove le persone che esprimono opinioni o comportamenti diversi da quelli che il governo permette non possono viaggiare o avere un conto bancario, accedere ad alcuni servizi o acquistare alcuni beni. Il prossimo passo è uno scambio permanente di dati e il controllo della posizione di un individuo, dei parametri biologici, dell’attività sociale ed economica che condizionerebbe tutte le forme di partecipazione alla società.

Ricordiamo che Klaus Schwab e i suoi partner a Davos vogliono realizzare una tale fusione di identità “fisiche, digitali e biologiche” mentre chiedono anche una governance mondiale unica. Solo pochi giorni fa c’è stato un appello dei leader di 27 stati per concordare un trattato internazionale di risposta alle pandemie.

Per questo motivo il rischio è enorme per la nostra società nell’accettare questo tipo di strumenti di controllo.

La buona notizia è che in questo momento c’è una resistenza in crescita e molto dipenderà da ciò che accadrà nelle prossime settimane. In alcuni paesi una parte molto consistente della popolazione rifiuta i vaccini. Metà della Francia non si fida dei prodotti sperimentali e rifiuta di vedere la propria libertà limitata da interventi medici imposti. D’altra parte molti paesi non hanno ancora ratificato le enormi somme di denaro 750 miliardi di euro che l’UE ha preso in prestito per attuare questo programma. La corte costituzionale della Germania non è d’accordo con questo finanziamento operato direttamente dalle istituzioni dell’UE per conto degli stati membri.

Quindi le prossime settimane saranno cruciali ed è importante che tutti capiscano cosa c’è veramente in gioco. Non si tratta solo di ridurre il rischio di ammalarsi di una malattia che non è stata così devastante come era stato annunciato inizialmente. Contrariamente a ciò che viene dichiarato, il pass serve solamente per prendere il controllo sulle persone.  Si tratta davvero di proteggere la nostra libertà. Ed è qui che dobbiamo agire.

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