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Marzo 03, 2021

I cittadini europei si rivolgono alla Corte di giustizia europea per annullare le nuove procedure di approvazione degli OGM dopo che sono state approvate in fretta dal Parlamento

Azioni di annullamento

L’anno scorso, spinti dal fervore causato dalla pandemia dichiarata dall’OMS, le istituzioni dell’UE si sono affrettate a introdurre una serie di cambiamenti nella politica comunitaria sugli organismi geneticamente modificati (OGM).

Fino al 2020, l’UE si era vantata di un approccio “precauzionale” nei confronti dello sviluppo di questa scienza controversa, in ottemperanza ad un principio generale ben consolidato della comunità. Nei decenni precedenti, erano stati approvati una serie di regolamenti per garantire che, prima del rilascio nell’ambiente, i produttori di OGM avrebbero dovuto convincere l’UE che il loro prodotto era sicuro. Tuttavia l’anno scorso, con un dibattito ridotto al minimo e quasi nessuna consultazione pubblica, quella politica è stata effettivamente abbandonata.

Mentre la stampa continua con la narrazione riguardante i ritardi nella produzione dei vaccini e la minaccia delle nuove varianti, i medici lanciano l’allarme e i cittadini europei stanno diventando consapevoli dell’improvviso cambiamento di clima. Con le loro aspettative sul fatto che l’UE avrebbe garantito l’integrità genetica della sua popolazione e del suo ambiente, deluse dalla decisione del Parlamento di rinunciare al “regolamento OGM”, i cittadini stanno dando voce alla loro frustrazione. Gruppi in Francia, Belgio, Spagna, Lussemburgo e Italia stanno presentando ricorsi alla Corte generale europea (EGC) per cercare di riportare le istituzioni al loro posto e attirare l’attenzione sull’eliminazione casuale di quelle che, fino a poco tempo fa, erano considerate protezioni vitali.

Come riportato qui tempo fa, sei ONG, tra cui Children’s Health Defense Europe, stanno contestando direttamente il Regolamento 2020/1043, che ha esonerato l’UE dalle proprie tutele nei confronti degli OGM per la durata della pandemia. Un report del Dottor Christian Vélot, un importante genetista molecolare, che avverte dei gravi pericoli che questo approccio comporta per le persone sane, fa parte delle istanze. Le sei associazioni condividono la missione di proteggere la salute umana e ambientale e avvertono che l’UE, mettendo da parte queste misure di protezione duramente conquistate, mette in pericolo la salute di tutti i cittadini.

Nel frattempo in Italia, alcuni operatori sanitari, rappresentati dalla dottoressa Renate Holzeisen, hanno presentato un ricorso per annullare la decisione di rilasciare il farmaco a base di OGM, Comirnaty. L’UE avrebbe compromesso il loro diritto all’integrità del proprio corpo, lamentano i lavoratori. Comirnaty ha implicazioni sconosciute per la loro salute e se non accettano questo intervento, potrebbero perdere il lavoro. L’UE li ha messi tra l’incudine e il martello, e potrebbe aver sfidato le sue stesse regole procedurali nel farlo.

Sembra esserci un ampio accordo sui fatti, e quindi ci si deve chiedere come l’UE sia arrivata ad agire in questo modo. La Comunità ha sostenuto che questi cambiamenti siano stati resi necessari dalla pandemia. L’importanza di creare un “vaccino” per combattere il Covid-19 ha superato gli interessi dei cittadini ad una corretta valutazione istituzionale degli OGM.

Tuttavia, nelle osservazioni della dottoressa Holzeisen si contesta aspramente che il Covid-19 sia sufficientemente grave da meritare questo approccio. Secondo i calcoli del rinomato Prof. Ioannidis dell’Università di Stanford, il tasso di mortalità è simile a quello di un’influenza. Come si può affermare, allora, che un approccio diverso agli OGM sia necessario a causa di questo virus, quando non lo è mai stato per l’influenza?

Data la mancanza di prove sulla letalità del Covid-19, ci si deve chiedere perché le istituzioni abbiano messo da parte la democrazia, si siano impegnate in costi così massicci e abbiano nascosto le loro decisioni al pubblico. Qual è il rischio di seguire le procedure con cui abbiamo affrontato le molte crisi del passato; sociali, economiche e ambientali? La soglia per rinunciare alla tradizione democratica è così bassa; le procedure dell’UE sono così mal concepite?

Ad aggravare l’opacità del percorso scelto dall’UE c’è una possibile mancanza di onestà. Mentre gli scienziati come il dottor Vélot definirebbero tradizionalmente un vaccino come qualcosa che stimola la difesa immunitaria attraverso l’esposizione volontaria a un agente infettivo (in forma attenuata o inattivata), o a una parte di esso (chiamato antigene), la nuova tecnologia basata su OGM originariamente progettata per il trattamento del cancro funziona interferendo direttamente con il meccanismo del DNA di un paziente. La Direttiva 2001/83 sul codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano (così modificato qui) definisce la terapia genica come un prodotto contenente “…acido nucleico ricombinante utilizzato … al fine di regolare, riparare, sostituire, aggiungere o cancellare una sequenza genetica”. Pertanto, la dottoressa Holzeisen nel suo ricorso sostiene che Comirnaty non dovrebbe essere considerato un vaccino secondo il diritto europeo, ma piuttosto una terapia genica. La direttiva 2011/83 fa un’eccezione per i vaccini, ma perché solo questi? E’ corretto visti i rischi che comporta, tenendo conto che l'”esposizione”, come nella definizione tradizionale, può non essere più considerata volontaria?

Anche l’efficacia di questi prodotti è in discussione, sia che si tratti di trattare il virus nella sua forma attuale, o di varianti future. Questo crea una difficoltà logica particolare quando le autorità insistono sulla vaccinazione dei bambini e sbandierano anche la nozione di passaporto vaccinale. Nel frattempo, altri trattamenti meno controversi rimangono trascurati.

Infine, se le istituzioni avranno la meglio e questo intervento basato sugli OGM sarà adottato su larga scala, senza essere stato adeguatamente controllato, in base a contratti che sono stati tenuti in gran parte segreti, non è chiaro chi sarà ritenuto responsabile dei danni. E se, come alcuni sostengono stia già accadendo, ci fossero implicazioni immediate, forse fatali per i cittadini? E se causassimo danni non ancora prevedibili al patrimonio genetico della nostra società? E se, abbandonando frettolosamente le garanzie che abbiamo votato a fronte di questi pericoli, causassimo un danno potenzialmente irreversibile alla tradizione democratica europea?

Possiamo sperare che queste azioni ricevano un buon ascolto al CEG. Secondo il dottor Vélot, tale è la portata del disastro che potrebbe accadere senza una valutazione adeguata di questa nuova tecnologia, che nessuna urgenza avrebbe potuto giustificare l’abbandono del principio di precauzione. Forse i giudici troveranno qualcuno che potrà essere ritenuto responsabile di eventuali esiti tragici – una prospettiva che, per alcuni cittadini, sembra già molto reale.

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